Matteo B.
1/5
La mia esperienza con Rugbio si è conclusa dopo aver semplicemente chiesto maggiore chiarezza sulla programmazione della prossima stagione e sul mio ruolo all'interno della società. Invece di ricevere un confronto, ho ricevuto una comunicazione di interruzione della collaborazione.
Onestamente, già da tempo la situazione mi era sembrata instabile, tanto da spingermi – per tutelare il mio futuro professionale – ad ascoltare e incontrare altre realtà sportive. Una scelta fatta con serietà e senso di responsabilità, come farebbe chiunque abbia a cuore la propria crescita professionale e personale.
Durante l’anno si sono verificati episodi che ritengo poco corretti, come il dimezzamento del compenso sportivo a dicembre, giustificato con la scusa delle vacanze natalizie considerate un “evento straordinario”, nonostante fossero perfettamente previste dal calendario.
Quello che mi preme sottolineare è soprattutto la povertà e la scarsa qualità del progetto educativo, caratterizzato da una visione antiquata e poco attenta alle reali esigenze dei bambini. Gli allenamenti, anche per i più piccoli, erano rigidamente vincolati al rispetto forzato di principi e regole del rugby, senza lasciare spazio alla varietà e alla pluralità delle esperienze motorie, fondamentali invece per uno sviluppo completo, come indicano tutte le moderne linee guida dell’educazione motoria.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda inoltre la gestione dei bambini con fragilità, affidata senza un progetto educativo adeguato e senza figure con le necessarie competenze e formazione, limitando così gravemente la possibilità di garantire un ambiente realmente inclusivo e sicuro.
Purtroppo la carenza di istruttori qualificati e di una visione educativa aggiornata ricade direttamente sui bambini, che non possono vivere un’esperienza sportiva all’altezza dei loro bisogni e delle loro potenzialità.
Nonostante tutto, ho sempre cercato di proporre progetti migliorativi, sia a livello organizzativo che educativo, ma ogni tentativo è stato accolto con freddezza o ignorato. Non a caso, anche nei colloqui avuti con altre realtà, la percezione condivisa è quella di una società instabile e poco disposta ad aprirsi al cambiamento.
Mi dispiace soprattutto per i bambini e per le famiglie, che meritano un ambiente in cui sport, educazione e crescita personale siano messi davvero al centro.